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Messa a fuoco di un artista underground nel caos suburbano della capitale

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La felicità a volte è di un colore sconosciuto. Quella di poter tornare a scrivere per l’Antikulturale – dopo oltre tre mesi – non ne ha. E lo faccio parlando di un artista urbano da una personalità vagabonda, profondamente legato a contesti creativi al di fuori del socialmente accettabile. Si tratta di Carmine Roma, in arte Rocker Insane. Nato a Vasto nel ’74, in provincia di Chieti, vive a Roma da tre anni. Dopo una lunga militanza artistica nell’ambito della musica punk che lo porta – fra le altre cose – ad alternarsi sui palchi come bassista della band Precariato Armato, Carmine si avvicina alla poesia in verso libero. Declama le sue opere nelle serate dei più svariati locali underground del panorama capitolino. Si tratta di una poesia geneticamente anarchica, primitiva, priva di regole. Pochi giorni fa ha pubblicato il suo primo volume di poesie, racconti e appunti ansiogeni. Uno zibaldone che racchiude decadenza mista all’illogicità dei sentimenti. Si tratta de I cercatori del lago di Van, edizione Altrove, che si può definire come la chiave di volta che racchiude il vissuto urbano dell’artista.

 

“Non creare
segui le forme
non includere elementi esclusi
ascolta i telegiornali
onora titoli non significativi
inventa una catalogazione dell’estratto
dimenticati dei solisti
non inventare
ricordati di demolire i repertori
inserisci dati incompleti
non desiderare legami indebiti
immagina che l’algoritmo non venga creato”

 

(poesia estratta da I cercatori del lago di Van)

I cercatori del lago di Van è un coacervo ristagnante di ansie e paure, che oscilla fra un presente annebbiato, vagabondo, e un futuro incerto, fatto di cuori meccanici, chimiche sconosciute e passioni impensabili. Se per il poeta novecentesco Corrado Govoni la realtà vissuta era quasi come un “treno che oscilla ubriaco fra un binario e l’altro”, per Carmine è una giostra vacillante sulla quale si è obbligati a stare, che dondola intermittente tra una nube confusa e un traliccio dell’alta tensione.

Ho chiesto a Carmine di parlarmi di ció che ha ispirato la sua opera. Enucleare il motore dell’ispirazione è, a volte, un paradosso quando si è immersi fra le contraddizioni della contemporaneità. E la ricerca spasmodica di una fuga imperfetta dall’esistente che ci opprime è essa stessa un’arte. Antica, erosa, ma allo stesso tempo capace di novare la sua espressione.

 

Ciao Carmine. Come contestualizzi il tuo vissuto artistico nella dimensione metropolitana?

Definisco la mia attitudine libera da ogni influenza politica e votata esclusivamente al disordine. La mia fonte di ispirazione è la perdita del nostro io felice e indiviso, le nottate sugli automezzi, le costruzioni suburbane, la sporcizia. Mi ispira osservare le attività frenetiche delle persone di periferia. Mi ispira riflettere sulle loro vite. In questo modo ho concepito I cercatori del lago di Van, che è nato attraverso una scrittura iperrealista.

 

Nella tua opera ricorre spesso l’immagine del rifiuto urbano, che viene elaborata sotto diversi aspetti. Questo elemento ha per te un significato in particolare?

Ho lavorato per oltre 10 anni in una ditta di trasporto rifiuti plastici, metallici e ferrosi. Anche liquidi. Non gli organici, ma rifiuti speciali. Esplosivi e infiammabili. E tutto quello che ho imparato dal lavoro lo ho applicato nella vita di tutti i giorni. Come un pescatore si cala nelle acque stagnanti di un lago per catturare i pesci, io rovisto di notte nella spazzatura per recuperare i rifiuti.

 

Immondizie. Foto gentilmente concessa da Carmine Roma

Immondizie. Foto gentilmente concessa da Carmine Roma

 

Cos’è che ti porta a farlo?

Rovistare nell’immondizia e aprire buste delle persone di categorie più disparate come discepoli, operai, artisti, poveri, ricchi, laici, monaci, ma anche persone buone, esseri celesti, permette di trovare oggetti celestiali, ingombranti o no, innocenti, piccoli, leggeri o pesanti, che simboleggiano paure e mostri. Questa attività fatta di notte è animata da un’aura meravigliosa e sontuosa attraverso la quale si manifesta la felicità, sempre allo stesso modo, sempre con la stessa speciale dinamica.

 

Cos’è che ti porta a farlo?

Rovistare nell’immondizia e aprire buste delle persone di categorie più disparate come discepoli, operai, artisti, poveri, ricchi, laici, monaci, ma anche persone buone, esseri celesti, permette di trovare oggetti celestiali, ingombranti o no, innocenti, piccoli, leggeri o pesanti, che simboleggiano paure e mostri. Questa attività fatta di notte è animata da un’aura meravigliosa e sontuosa attraverso la quale si manifesta la felicità, sempre allo stesso modo, sempre con la stessa speciale dinamica.

 

cassonetti via prenestina immondizia carmine roma rocker insane

Ravanando nei cassonetti della via Prenestina a Roma. Foto di Flae Dissa

 

Potrebbe essere un modo efficace per conoscere l’interiorità delle persone senza interloquirci. Qualcuno affermava “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”. Tu, invece, pensi di riuscire a conoscere più a fondo le persone in base a ciò che buttano?

Recuperare i rifiuti destinati alla macinazione non è solo un impegno personale. E’ una lotta costante che avviene dentro se stessi. Che dal dentro spinge fuori oltre i confini dell’immaginabile, rasentando i contorni della pazzia. Provoca un’illuminazione perenne in testa che ti fa fare cose che non dovresti. Svolgere questa attività di notte è come impadronirsi della parte notturna della nostra vita, ed è una volontà che voglio esprimere attraverso I cercatori del lago di Van.

 

I cercatori del lago di Van libro

 

 

Quanto la notte ha influito sulla genesi del tuo libro?

Molto. Per questo ho scritto i racconti in uno stato dormiveglia, affinando concetti come fossero fumetti, scorci trasposti in testo. Rimpallo di battute per rappresentare l’uomo cybernetico, meccanico, alienato e che sperimenta il proprio corpo come uno strumento di sopravvivenza in una città votata allo spappolamento delle attività e delle idee. I protagonisti sono personaggi bislacchi frutto di una schizofantasia.

“E la ragazza al sapor di spumante brut,
anche lei un giorno, lontana da me, morirà,
e va bene pure così, per altri cinque minuti
d’amore”

 

(tratto da I cercatori del lago di Van)

 

Credi che il tuo stile di vita si avvicini al concetto dell’uomo-macchina?

Ho passato tutta la mia vita fino ad oggi appresso ai rifiuti. Attualmente lavoro in una impresa di pulizie. Nella maggior parte del tempo libero dissemino oggetti in giro per la città. Sposto oggetti da un luogo all’altro. Da un quartiere a un altro.

 

Rifiuti. Foto gentilmente concessa da Carmine Roma

Rifiuti. Foto gentilmente concessa da Carmine Roma

 

In che modo?

Faccio un carico di confetti e cianfrusaglie di regali usati per cresime, comunioni e matrimoni trovati nella spazzatura. Mi sposto di quartiere e vado sulle panche dove ci sono gli alcolisti. Di notte, mentre dormono, gli lascio un ricordo sulla panchina. Ci deposito la bomboniera e i resti dei festeggiamenti delle persone “normali”. Tempo fa sono andato a mangiare gli arrosticini e ho conservato gli spiedini di legno usati per infilzare la carne. Con queste stecche costruisco delle bandierine e, di notte, infilzo le cacche di cane e le lascio alle fermate dell’autobus. In modo che la gente che aspetta possa guardare le mie opere, che sono bandiere che si ergono dagli escrementi.

 

Mazzo di fiori panchina

Mazzo di fiori lasciato su una panchina. Fotografia gentilmente concessa da Carmine Roma

 

Si tratta quindi di utilizzare l’oggetto rifiutato riciclandolo come strumento creativo di guerriglia urbana per combattere il grigiore della quotidianità?

Esattamente. Faccio anche attacchinaggio. Proprio ieri sera ero a Piazza Navona, davanti alla statua del Pasquino e ho attaccato il proclama dell’Indecisionismo.

 

Cosa sarebbe?

E’ una sorta di regolamento/manifesto creato riciclando il manifesto del futurismo, adattandolo in salsa contemporanea. Lo definisco un’opera di sopravvivenza e depistaggio.

 

Pasquino Roma

La statua di Pasquino

 

 

Flae Dissa

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