C acca Larentia. Stragi commemorate da neofascisti di cui non ce ne frega un cazzo

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Roma. Quartiere Tuscolano. Via Acca Larentia. Ore 18:20. 7 gennaio del 1978. Cinque terroristi di estrema sinistra legati alle Brigate Rosse assaltano a colpi di mitraglia Skorpion alcuni militanti neofascisti del Fronte della Gioventù, formazione giovanile del Movimento sociale capitanato da Giorgio Almirante, mentre uscivano dalla sezione per effettuare un volantinaggio.

mitraglietta scorpion

Durante l’agguato furono assassinati Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, che avevano rispettivamente venti e diciotto anni. Altri tre militanti, di cui un ferito, riuscirono a mettersi in salvo chiudendosi dentro alla sezione di via Acca Larentia, che aveva una porta blindata. Poche ore dopo venne organizzato un presidio dai militanti neofascisti, che sfociò in scontri con le forze di polizia, durante i quali il capitano dei carabinieri Edoardo Sivori sparò in testa a Stefano Recchioni, diciannovenne militante della sezione di Colle Oppio dell’MSI e chitarrista del gruppo di destra Janus, che morì in ospedale dopo due giorni di agonia.

L’attentato terroristico fu poi rivendicato dalla cellula “Nuclei armati per il contropotere territoriale” col seguente comunicato:

Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d’Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell’accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all’uso delle armi.

A distanza di anni dall’accaduto, secondo il parere dello storico e politologo Giorgio Galli, è legittimo considerare l’ipotesi che l’assassinio dei ragazzi del Fronte della Gioventù sarebbe stato commissionato da individui fuori dagli ambienti terroristici, allo scopo di aumentare il livello dello scontro ideologico tra opposte fazioni politiche.

L’episodio della morte di questi tre giovani ragazzi, la cosiddetta Strage di Acca Larentia, nel tempo, è stato trasformato in un vero e proprio rito commemorativo neofascista che viene celebrato dai camerati della capitale, di Forza Nuova e CasaPound. Durante questa “commemorazione”, davanti alla vecchia sede dell’MSI di via Acca Larentia, tutti i camerati si appostano in file orizzontali, militarmente, come soldati animati dall’ideologia. Poi qualcuno scandisce i nomi delle vittime col megafono, e ogni volta che il nome dei ragazzi assassinati viene pronunciato, i camerati urlano la parola “presente”, esibendo il braccio teso.

saluti romani strage di acca larentia

 

Ciò che personalmente trovo più ripugnante di questa pratica che si ripete ogni anno, non sono i saluti romani e le croci celtiche. Ma il modo in cui avviene la deumanizzazione di questi tre giovani ragazzi assassinati, le cui esistenze vengono completamente svuotate e riempite di significati irreali. E’ così che avviene la martirizzazione di questi tre giovani, dove non importa chi fossero realmente, di cosa facessero, di quali fossero le loro abitudini nella loro vita normale fuori dalla politica, ma ciò che importa è sfruttare i loro volti, le loro esistenze, per garantire una continuità ideologica all’estremismo politico. Svuotare completamente le persone dalle loro emozioni, dai loro sentimenti, e riempirle di ideologia, di propaganda. E’ così che Franco, Francesco e Stefano non sono più tre ragazzi vittime di uno scontro ideologico senza senso realizzato in un contesto storico passato, ma dei martiri da ricordare i nome del neofascismo, in nome della militanza politica e della lotta fra bande nelle strade.

In sostanza, l’estrema destra, ad oltre quarant’anni dall’accaduto, continua ad appropriarsi delle anime di questi giovani ragazzi uccisi per esprimere in qualche modo una continuità culturale ed ideologica con il neofascismo storico. Mi viene da chiedermi quand’è che la memoria di questi ragazzi potrà avere un po’ di pace. Quand’è che la loro memoria potrà riacquisire un po’ di realtà, un po’ di umanità. Quand’è che si smetterà di accostare le anime di questi ragazzi uccisi, a braccia tese, croci celtiche e foto del duce? Per questo io dico Cacca larentia. Lasciate in pace le loro anime.

 

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A. P.

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