Charles Manson, da diabolica icona della società americana a simbolo della musica underground

Articolo letto: 434 volte

Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 1969, gli Stati Uniti vengono prima shockati dall’assassinio di Gary Hynman e, successivamente, dal massacro di cinque persone a Los Angeles, tra cui la moglie incinta di Roman Polanski: Sharon Tate.

Mandante di entrambe le azioni è Charles Manson, cantautore e fondatore di una setta che si era presa il compito di diffondere il “caos” negli USA e preparare l’uomo bianco a una guerra razziale.

Il caso fu un trauma psicologico per l’opinione pubblica americana dell’epoca, era il concretizzarsi delle più esasperate fobie dei conservatori di fronte alla summer of love: massiccio uso di droghe, violenza deliberata, e puro e semplice disordine come causa politica.

Manson fu additato come l’anticristo in persona, in carcere dovette rapidamente costruirsi una sorta di guardia personale per impedire di essere ucciso, composta da motociclisti dal nome Straight Satan.

Straight Satans

Il suo atteggiamento sprezzante unito alla vistosa mancanza di un qualsivoglia pentimento non lo resero certo più simpatico, faceva paura. E faceva paura perchè rappresentava la vera anima americana dell’epoca: razzista, incline al fanatismo religioso, terrorizzata da un mondo che non era più in grado di capire, costretta all’obbedienza solo dalla legge, senza un vero senso di comunità o solidarietà, incapace di integrare culture e mentalità differenti su un ceppo originario senza creare emarginazione.

Dopo il forzoso scioglimento di The Family, la banda che Manson aveva reclutato, responsabile degli omicidi, Charles risaltò agli onori della cronaca anche nel 1975, dopo che una seguace di ATWA (Air-Earth-Wind-Animals), un culto di cui fu fondatore, tentò di uccidere il presidente Gerald Ford.

Tra l’altro esistono ancora due siti ufficiali relativi alla setta in questione: www.allthewayalive.com (momentaneamente sospeso), e http://www.atwaatwar.com/ che all’ATWA originario aggiunsero la R di Revolution. Quest’ultimo agisce più come supporto per il gruppo vero e proprio e per Manson, disegnato come Messia e vittima di una società che odia l’uomo, utilizzando grafiche e toni inquietantemente simili ai Testimoni di Geova.

Oggi Charles Manson ha 80 anni ed è in prigione dal 1970. Viene ancora visto come una possibile minaccia e/o come un simbolo di qualcosa di troppo gravoso e greve per poter essere rimesso in libertà, come dimostrano i rifiuti alle sue domande di rilascio anticipato.

Per quanta acqua sia passata sotto i ponti da quel disgraziato 1969 (anno di uscita, tra le altre cose, di “The soft parade”, l’album più brutto dei Doors, ad aggiungere orrore all’orrore) l’arzillo vecchietto resta ancora un’icona americana, forse più dei Levi’s e della torta di mele, tanto che un dj di Los Angeles dopo aver scoperto nel 2009 di essere suo figlio ha affermato che scoprirlo è stato come “scoprire di essere figlio di Adolf Hitler”.

Ma contemporaneamente a questa aura di terrore che Charles Manson ha promanato quale anima oscura del Paese della libertà, dal 1970 ad oggi sono stati tanti gli artisti e i gruppi musicali che gli hanno porto, più o meno direttamente, omaggio, andandolo a identificare quasi come una sorta di immagine vivente di una contromorale americana, non come semplice assassino o maniaco o fanatico ma impersonificazione del lato oscuro del capitalismo, della vita frenetica delle metropoli, dei 15 minuti di celebrità, della cultura di massa, del tutto e subito. Come se il sogno americano avesse bisogno di un incubo a farne da contraltare.

Lo stesso Manson ha pubblicato in carcere cinque dischi di classico cantautorato americano che hanno riscosso un discreto successo.

 

 

Tra l’altro la canzone in questione acquisì ancora più notorietà grazie alla – evitabile – cover piaciona e nell’ottica “vogliofareilrebbelmamipiaccionotroppoisoldi” dei Guns ‘n Roses.

Discorso a parte meritano i gruppi metal che mettono le mani ovunque ci sia qualsiasi spunto morboso gareggiandoselo con Pomeriggio5. Un esempio è la traccia “Mind rape” dei Death Angel, cinque minuti di riff thrash metal tutti uguali e noiosissimi.

Molto più interessante, almeno dal mio punto di vista, è come ci si è raffrontata la generazione dei punk americani, per lo più bambini quando successe il fatto.

L’hardcore punk è stato uno dei pochi movimenti musicali nati negli Stati Uniti dai bianchi, rappresentante delle periferie e i sobborghi delle metropoli nella prima metà degli anni 80, proprio dove Charles Manson assurse a vero e sentito messia.

C’era comunque una certa affezione per figure antisociali di quel calibro, con riferimenti più o meno abbastanza indiretti. Si pensi alla band J.F.A., la cui sigla indicava Jody Foster’s Army, in riferimento a John Hinckley Jr, che aveva tentato di uccidere il presidente degli Stati Uniti Regan.

Ma l’ex leader della Family assurse a icona totalizzante.

I Negative FX, band da cui poi si formarono gli Slapshot, lo misero direttamente in copertina nel 1984, in anticipo su tutti e con una brutalità formidabile; non c’era alcun intento misticheggiante o morboso, c’era solo il semplice intento di sbattere in faccia al “Paese normale” la realtà di una minoranza non integrata, una sorta di iconoclastia al contrario, dove le icone si stampano e non si bruciano.

Negative FX Charles Manson

Così, come gli Slapshot stessi, qualche anno dopo (proprio vero che le vecchie passioni non muoiono mai) avrebbero pubblicato, nello split con gli Ignite, la traccia “The Day My Thoughts Turned To Murder”, che secondo voci di corridoio sarebbe ispirata e dedicata al Charles nazionale.

O ancora, i Mighty Sphincter che nell’86 davano alle stampe quel delirio post-punk “The New Manson Family”.

 

 

Non furono certo gli unici, la facciona sparata in bianco e nero di Manson con varie modifiche di volta in volta si rincorreva in volantini, toppe e stencil, ad affermare che il mercato musicale era inscindibile dalla società americana, dalla sua morale, dai suoi modi di fare. Rifiutando l’uno si rifiutava l’altra e viceversa.

A chiudere il punto su quel periodo ci avrebbe pensato circa 30 anni dopo Henry Rollins, cantante dei Black Flag, producendo “Trees”, l’ultimo disco, ad oggi, di Charles Manson.

Fino a questo momento abbiamo però ignorato l’artista che su Manson ha costruito la propria carriera e immagine musicale: il famigerato, odiato e deliziosamente commerciale Brian Warner, alias Marilyn Manson. Il cantante americano parte da una deliberata provocazione unendo due simboli antitetici della cultura di massa: Marilyn Monroe e Charles Manson.

 

 

Ma è proprio nella pianificazione e nella platealità del gesto si esaurisce la possibile carica di trauma culturale che poteva provocare. Troppo tardi e troppo esasperato. Ciò non lo ha certo messo al riparo da critiche anche abbastanza feroci, come dall’essere additato come un pericolo per la società e i giovani. Fra le altre cose, additato dalla destra reazionaria addirittura di rappresentare il padre ideologico del massacro della Columbine, fatto che lo costrinse a rispondere nel documentario di Michael Moore dedicato all’avvenimento.

 

 

Inoltre, nel 2012, Marilyn Manson ricevette una lettera dal Manson vero, di contenuto abbastanza oscuro:

Mi ha preso molto tempo arrivare qui da dove avrei potuto toccare M. Manson. Adesso ho una carta da giocare-dovresti guardare il mio ATWA no-profit e donare a Manson quello che pensi che egli meriti per aria, alberi, acqua e anche tu. Oppure pagherò a Manson quello che pensi che Manson meriti – la musica che Manson ha composto ne ha fatto il diavolo Abraxas, e sono SICURO vorresti qualcosa da quello che ho da quello che ho. E’ un equlibrio sballato. Oltre buono e cattivo, giusto, sbagliato. Quello che non fai sarà quello che farò – quello che hai fatto cantando e lasciando rotolare mi ha risparmiato un sacco di passaggio- non mi serve, non è un bisogno o un desiderio. Tazze intazzate. Danzatori fantasma squartano insieme e tu sei proprio nella mia fossa Sunstroker Corona (intraducibile) coronas-coronae- mi vedetti da sotto con tutto sopra di me. Sono due camion della spazzatura-che fanno la stessa cosa di CMF 000007.

A parte di aver spaventato parecchi fans di Marilyn Manson la lettera sembra apparire fine a sé stessa e senza un senso preciso. Forse a essere per mezzo secolo l’immagine vivente di ciò che il tuo paese odia di più, per poi diventare un simbolo per dei guerriglieri metropolitani con gli anfibi, e infine, ancora, il nome pubblicitario di un cantante dell’Ohio, ci si confonde abbastanza le idee.

di Lobo Oi

Articoli consigliati