Conferenza shock a La Sapienza: anarco primitivista propugna distruzione della tecnologia

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“L’industrializzazione è nostra nemica e deve scomparire. Lo sviluppo ecosostenibile é soltanto una trappola e la tecnologia ci trasforma sempre piú in zombi, l’unica soluzione é fermarla. Mi auguro che le persone la blocchino prima che sia troppo tardi”. É quanto afferma John Zerzan, che si definisce filosofo ed é un anarchico primitivista americano che propugna la distruzione del capitalismo attraverso l’abbattimento di ogni tipo di tecnologia e un totale ritorno all’Età della pietra. É arrivato in Italia per tenere una serie di conferenze sul tema, non in un centro sociale ma direttamente dentro l’aula della facoltà di Lettere e Filosofia dell’università piú grande d’Europa.

Prima di assistere al dibattito “le macchine o la rivolta?”, organizzato da Nautilus Autoproduzioni, casa editrice con la quale Zerzan ha pubblicato dei libri, pensavo perlomeno che mi sarei trovato difronte una persona che non si tagliava i capelli e la barba dall’ultima volta in cui era stata costretta dai suoi genitori, insomma una persona ideologicamente coerente e che la tecnologia la rifiuta veramente (già, perché anche una forbice e un rasoio sono frutto dell’ingegno tecnologico umano). Invece si presenta con degli occhiali non proprio primitivi, una maglietta nera con un logo in plastica stampato sopra, i capelli corti e una barba di qualche centimetro. Devo essere dunque portato a credere che sia arrivato in Italia con il volo più economico offerto sul mercato da qualche compagnia aerea privata. E che si sia spostato per il paese non con la macchina dei Flintstones ma con un meraviglioso treno, magari anche frecciarossa. Già, perche dubito che sarebbe sopravvissuto al tentativo di attraversare l’oceano con una zattera, anche se si fosse visto tutti i documentari di Bear Grylls. Ma la tecnologia, continua a ripetere Zerzan, “porta la società verso il malessere”. Per quanto mi ci sforzi, non riesco a capire quali follie possano passare nella mente di una persona che identifica nella tecnologia l’origine di tutti i mali della società. Sarei curioso di sapere nel caso in cui verrà ricoverato in ospedale e i medici gli salveranno la vita grazie alle ricerche fatte dalla dalla scienza (noi ce lo auguriamo) continuerà a pensarla allo stesso modo. Forse si, perchè se si è incoerenti lo si è fino in fondo. Qualsiasi discorso filosofico anti-scienza e anti-tecnologia crolla in un batter d’occhio davanti alla realtà e alle reali esigenze delle persone, ovvero quelle di usufruire di beni e servizi e avere possibilità che già qualche decennio prima se ne parlava solo nei film di fantascienza. Come, ad esempio, la possibilità di curare malattie prima incurabili. Ma è inutile discuterne. Per Zerzan anche le cosiddette comunità virtuali “sono totalmente false”.

Non mancano neanche attacchi alla politica di sinistra, che viene accusata di vedere la tecnologia come processo normale e inevitabile del progresso della società. Questa visione, secondo John Zerzan, andrebbe contestata perchè il processo tecnologico non sarebbe nè normale nè inevitabile.

 

John Zerzan anarco primitivismo

John Zerzan a destra

 

Ad un certo punto del dibattito, il pubblico ha la possibilità di intervenire. Un ragazzo seduto in fondo all’aula chiede al cosiddetto filosofo cosa lui faccia, a livello concreto, per contrastare quella civiltà che tanto disprezza. Questo rimane un mistero. Perchè non viene data alcuna risposta, e si passa direttamente alla domanda successiva.

Della serie di quattro incontri con John Zerzan durante la sua permanenza in Italia dall’8 al 12 giugno solo uno si svolgerà in una università. La cosa positiva di tutto questo è che La Sapienza è davvero una università aperta a tutti.

 

 

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