Due querele e due archiviazioni per LaMeteora.info

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Elogiava pubblicamente le gesta dei nazisti su Facebook, pubblicava frasi del noto gerarca Heinrich Himmler e commemorava la morte di terroristi neofascisti come Massimo Morsello, ma poi voleva far credere al giudice di essere stato diffamato da un articolo pubblicato nel 2013 su LaMeteora.info per una fotografia che lo ritraeva assieme a noti esponenti dell’estrema destra. Pasquale Colacelli, fisioterapista romano che sul social non nasconde affatto la sua convinta fede politica, ha così ben pensato di far presentare dal suo legale una querela per diffamazione a mezzo stampa (Art. 595 c.3 CP), ma quasi tre anni dopo la pubblicazione del pezzo. Per l’articolo incriminato “CasaPound, eroina e fascismo, fra criminalità e antisemitismo“, che parla, fra le altre cose, dei progetti delinquenziali dei neofascisti, sono stato interrogato per oltre due ore negli uffici della Digos di via San Vitale a Roma. Ma avevo soltanto raccontato la realtà. Infatti la querela si è rivelata presto senza alcun fondamento giuridico e il pubblico ministero Nicola Maiorano ne ha chiesto l’archiviazione. Non contento, il signor Colacelli presenta opposizione. Ma è un autentico buco nell’acqua, perchè pochi giorni fa il giudice Massimo Di Lauro ha disposto la definitiva archiviazione del procedimento a mio carico, confermando quanto “non sussista un’adeguata portata diffamatoria dell’articolo e della foto”, “ascrivibili -si leggere nella richiesta di archiviazione del PM- al normale esercizio del diritto di cronaca-critica”. In sostanza, si è tutto tradotto in una ulteriore conferma del buon lavoro svolto su LaMeteora.info.

Ma quella del Colacelli non è la prima querela per diffamazione intentata per delle pubblicazioni su questo sito. La prima è proprio di Gianluca Iannone, il leader del partito neofascista CasaPound Italia, per degli articoli pubblicati nel 2011. Ma anche questa ha avuto vita breve. Il leader neofascista aveva fatto ricorso alla proposta di archiviazione del PM, ma la Cassazione lo ha respinto nel febbraio del 2013 condannando il querelante al pagamento delle spese processuali.

Dario Lapenta

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