“Ho firmato le poesie con il mio sangue.” Intervista al regista e poeta Davide Scovazzo

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Davide Scovazzo è un regista indipendente di film horror e vive a Genova. E’ nato nel 1980 e si è laureato al Dams. Io lo seguo da po’ di anni, a cominciare dalla realizzazione del suo cortometraggio “Durante la morte”. Ho sempre pensato fosse una persona interessante per l’espressione poetica che emerge dai suoi lavori. Ora che ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Spazzatura, rossetto e un po’ di Dio qua e là”, edita da Zona contemporanea edizioni e che verrà presentata ufficialmente il 18 febbraio alle ore 17:45 presso la Stanza della poesia del Palazzo Ducale di Genova, non potevo non chiedergli di rilasciare un’intervista. E così lo ho subito contattato.

 

Davide Scovazzo poeta

                                                  Davide Scovazzo

 

Ciao caro Davide Scovazzo. E’ appena uscita la tua prima raccolta di poesie. Quali sono gli elementi che ne caratterizzano l’ispirazione poetica?

Sai che non saprei? Il Vomito, forse. Il senso di colpa.

Genova e tutte le sue atmosfere, contorta, convulsa, labirintica e sporca come i suoi vicoli che hanno la struttura del cervello di chi ci vive e ci è cresciuto tra ciottoli marci, lampioni arrugginiti e olezzo di urina, pesce fritto, kebab e salsedine.

La ricerca di un’elevazione impossibile, la ricerca del Sacro e del Salvifico nella nausea della quotidianità che ottunde e rende tutto sciatto, l’ansia (mia perenne compagna e unica fedele sposa), il buio denso e nero oltre i guard-rail della Val Vobbia la notte di Natale in cui si muovono euforici ecosistemi di sogni, la nostalgia per un futuro che non sarà mai e la speranza in un passato che forse non è mai esistito o è esistito solo nelle nostre teste, Via Montenapoleone e tutto ciò che glittera, l’Infanzia e la sua perversa ma purissima dolcezza che per forza prima o poi deve venire squarciata come un imene (ma perché?…) pena l’atrofizzazione nell’incapacità di vivere, il feticismo (in qualsiasi accezione si voglia dare a questo termine), l’ Eucaristia che si trova in gesti semplici, il Surrealismo, l’osceno salumificio autofago che siamo diventati, la Dignità e la deformità, la demenza, la tenerezza, il trovarsi in posti sbagliati in momenti sbagliati, ‘sto Amore che non si è mai capito veramente cosa sia e che, pur non avendolo capito, sento nell’aria che ce lo stiamo dimenticando tra chat e whatsapp (sarà anche un discorso da vecchio, ma….), pur annaspando tutti per trovare rifugio all’interno di esso, il Trash (spazzatura), il Glamour (rossetto), io che da ateo di ferro cerco Dio (appunto) da tutte le parti con la stessa frenesia e lo stesso “bisogno” con cui un tossico cerca una farmacia aperta, quei brevi attimi di felicità che il suddetto Signore ti manda a casaccio per farti riprendere fiato in modo da poter continuare a sopportare un’esistenza urticante come una prigione dalla quale, sadicamente, ti si lascia intravvedere il cielo, vecchi film horror italiani visti rigorosamente in VHS a quelle ore stranissime in cui la notte si stiracchia ancora un po’ prima di diventare mattina, la nostalgia per mio Padre mancato quando avevo 17 anni per la più banale delle malattie, la solitudine, l’attesa stile Deserto Dei Tartari dell’arrivo di un Angelo Perpendicolare che ci liberi dal Male e ci conceda finalmente il Perdono, il buon vino e il buon cibo, l’ Apocalisse che sta arrivando, oh se sta arrivando, anzi è già arrivata e ce la stiamo godendo in prima fila coi pop corn… una sorta di patchwork, una Paella, un Cappon Magro di tutto questo e molto di più, anche se non so precisamente cosa.

 

CASSONETTO

Sul fondo
del Cassonetto c’è
l’Ostia,
il sorriso di Cabiria,
la mano sporca di chi
spartisce il pane nella
tiepida,
umile luce.
Non c’è prodigio,
c’è la fiamma che
attende
chi d’attendere smette,
la Messa degli sporchi
dove ha il vizio d’albergare Dio.
 
 
(poesia estratta dall’anteprima di Spazzatura, rossetto e un po’ di Dio qua e là)

 

I fondi per la pubblicazione del tuo libro sono stati raccolti attraverso un crowdfunding. Personalmente è la prima prima volta che vedo l’utilizzo di questo metodo per produrre un libro di poesie. Già di per sé questa è una novità. In un contesto in cui la poesia è senza mercato, questa potrebbe essere una soluzione efficace?

Naaaah……l’idea è venuta al mio lungimirante editore Piero Cademartori: esperienze passate per finanziare il mio film SANGUE MISTO (attualmente ancora in corso d’opera) mi hanno insegnato che il Crowdfunding nella mente dell’italiano non ci entra proprio.… non lo capiscono: pagare prima per una cosa che avrai dopo perché sarai tu ad aver contribuito a farla esistere? Bah, beh, boh, non so, un arzigogolo, proprio non “arriva”, è troppo strano.… finisci per spiegare per tre ore a un amico come funziona la cosa per poi sentirti rispondere “dai allora ci vediamo venerdì, ci beviamo una birra, mi dai il libro e io ti do i soldi”, cadono le braccia… e credo che sia un sistema già inflazionato prima ancora di venire davvero compreso. Ma questo forse è più vero nel Cinema, infatti devo dire che a conti fatti l’esperienza con S,R&1PdDq&L (adorabile, è la prima volta che scrivo il titolo del mio libro con un acronimo, è uscita una roba bellissima!) non è stata del tutto negativa: un numero discreto di copie sono state prenotate e ho avuto forti tributi di affetto e stima da amici e sostenitori. La raccolta fondi per i libri di poesia è infatti una prassi abbastanza consolidata da parte dell’editore ZONA, specializzato in pubblicazioni di poesia contemporanea, proprio per ovviare alla scarsa considerazione commerciale di cui purtroppo la poesia, in Italia, patisce. La parola “Poeta” (cosa che infatti non mi ritengo), come la parola “Filosofo”, o la parola “Artista”, ai tempi incutevano rispetto, adesso sono diventati spernacchia(n)ti insulti, prese in giro. E non è solo colpa degli insultanti. Per cui figuriamoci se la Poesia viene considerata come meriterebbe. Per questo, pur essendo, come dicevo, scettico sul crowdfunding, trovo intelligente da parte di ZONA usarlo per “tastare il polso” dell’effettiva domanda che c’è “là fuori”. Io ci ho messo del mio, e mi preme sottolineare il fatto che i sottoscrittori hanno potuto ricevere il libro in anteprima, con uno sconto e soprattutto la firma del qui presente con tanto, tanto amore.

 

Davide Scovazzo spazzatura rossetto e un po' di dio qua e la

 

In chat mi hai scritto che le prime dieci copie che venderai verranno autografate con il tuo sangue. È vero?

Esattamente. Mi sono recato la mattina del 23 Dicembre alla Libreria L’Antico Portale di Genova (nome altisonante per una libreria sita nella location più regalmente figa che una libreria abbia mai avuto, consigliatissima) con la macchinetta per la misurazione del diabete di mia madre e ho cominciato a massacrarmi una mano con l’ago per vergare con la mia emoglobina ogni singola copia prenotata per i coraggiosi che si sono accaparrati le copie in anteprima tramite Produzioni Dal Basso.

Un bel pensierino romantico da mettere sotto l’albero per la felicità di grandi e piccini, non trovi?

Anche la copertina del libro, ad opera del geniale disegnatore ed amico Cristiano Baricelli (che si è occupato anche delle illustrazioni interne del libro), è stata composta con il mio sangue. Era un disegno del suo lavoro “Blood”: chiedeva ad artisti e amici di sanguinargli su un foglio bianco, poi lui ci disegnava intorno seguendo l’ispirazione con la sua penna Bic. Cristiano continua a sostenere che non sia un mio ritratto, comunque il fatto che intorno alla mia macchia di sangue lui abbia raffigurato un uomo villoso senza braccia e senza gambe con un’enorme testone nero pieno di buio e col sangue che gli schizza dal pube mi inquieta sempre un po’. Non avrei mai voluto altra copertina all’infuori di quella.

 

 Illustrazione di Cristiano Baricelli

               Illustrazione di Cristiano Baricelli, estratta dal libro

 

Io personalmente ti ho conosciuto come regista. Secondo te ci può essere una correlazione tra cinema e poesia? E soprattutto, la tua poesia presenta dei punti di incontro con la tua attività di regista indipendente?

Ma lo sai che… in realtà no, assolutamente no, non c’entra deliziosamente niente. Nel Cinema tendo sempre a pensare in termini di horror-thriller (genere che da spettatore mi ha oltremodo stufato, non riesco più a guardarne uno, ma è sempre troppo divertente da “pensare”, scrivere, organizzare e girare… in Italia se dici che fai horror vieni visto o come un ritardato che fa film per mocciosi nerd o come un maniaco frustrato sessualmente che sfoga le sue pulsioni nascoste facendo film per pervertiti come lui… ma è proprio questo il bello, magari con antichi retaggi surrealisti (forse qualcosa di vicino alle mie “poesie” c’è nel dittico di film muti che ho girato per Rai 5 e per “17 a Mezzanotte”, ovvero “TUTTO IL BENE DEL MONDO” e “TUTTO IL MALE DEL MONDO”, in cui l’attore Enrico Luly interpreta prima Cristo poi la Vergine Maria! Oppure nel mio vecchissimo primissimo corto “PINK FILM” del 2003, ma per il resto no, sono due binari completamente paralleli… ”due me”. Non troverete macellai pazzi che girano snuff movies e cucinano kebab di carne umana nel mio libello. E’ proprio tutto un altro aspetto della mia zucca contorta.

 

Quanto tempo hai dedicato al concepimento della tua opera?

Mille anni. Sono parole sedimentatesi nel tempo – tantissimo tempo – lavorate e rilavorate fino alla loro forma definitiva. Posso dire che la prima poesia l’ho scritta a 8 anni e l’ultima un mese prima che il libro entrasse in stampa. Ovviamente il mio impegno è stato profuso per dare al tutto un senso di coesione e non di spezzatino raccogliticcio di parole prese qua e là e buttate sul foglio alla spicciolata, con la cazzuola.

 

Ci sono dei poeti che ti hanno ispirato in particolare?

Dico solo una cosa: assolutamente NON Carmelo Bene. Aaaah, che pace…

 

Fd

 

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