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No, Francesco Totti non è un eroe

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Era il 2006. Frequentavo il secondo anno delle scuole superiori. Un giorno di quell’anno mi trovavo in classe, io e i miei compagni dovevamo svolgere una verifica di italiano. La professoressa ci diede la traccia del tema: parlare di un personaggio che rappresentasse per noi la figura di un eroe. A quel punto il più imbecille dei miei compagni di scuola si alzò in piedi. Esclamò che finalmente avrebbe potuto parlare di Francesco Totti in un tema di italiano. Provai un immediato ed enorme senso di pena nei confronti di quel mio compagno di classe, mentre avevo scelto, pochi istanti prima, di svolgere il tema su Garibaldi. Me lo ricordo come se fosse ieri, il fatto di non riuscire a capacitarmi di come si potesse considerare un personaggio la cui massima aspirazione non è mai andata al di là di inseguire un pallone su un prato un “eroe”. Per giunta, con il paradosso di svolgere un tema di italiano nel quale viene idolatrata una persona che l’italiano nemmeno lo sa parlare. Più o meno da quel giorno ho cominciato a considerare Totti un po’ come l’emblema di quella fetta di cittadini romani più primitiva e ignorante, nonchè una figura contingente alle frange più insopportabilmente becere del tifo calcistico. Avrò forse commesso un veniale sbaglio ad attribuire una certa rilevanza a un personaggio del genere, ma più di un forte senso di ripudio è cresciuto nel mio stomaco quando ho sentito tutti i media mainstream parlare di Totti come se fosse una figura in grado di rappresentare tutti i romani, se non buona parte degli italiani.

 

francesco totti eroe lastampa

 

Senza girarci intorno posso dire che trovo questo fatto abbastanza ripugnante. E come romano non mi sento affatto eterodosso, rimango convinto invece che i tifosi che in questi giorni ci hanno lordato dei loro elogi verso questa figura considerata eroica, non sono che una minoranza dagli occhi annebbiati, ovvero quella rozza minoranza che arriva ad indentificare come eroe un calciatore piuttosto di chi è, tanto per fare un esempio, morto per liberare l’Italia dal nazifascismo. Il clichè di considerare chi gioca a calcio un eroe può esistere soltanto all’interno di un contesto fatto di persone che si trovano fuori dalla realtà e dalla dimensione della storia e del contesto sociale caratteristico di tutti i paesi civilizzati.

Ma in tutto questo vorrei considerare anche qualcosa di positivo. Ora che il “capitato” ha lasciato, avrà tutto il tempo per studiarsi un bel po’ la lingua italiana, tanto da poter scongiurare definitivamente il rischio di continuare a deturparla sbagliando il congiuntivo la prossima volta che prenderà in mano un microfono.

 

 

Flae Dissa

 

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