I musicisti Black Metal contro l’Islam

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Nel vasto mondo della musica metal esistono una grande varietà di generi: alcuni più conosciuti, altri meno, altri ormai in declino. E poi esistono delle venature sfuggenti, fumose, che stanno al confine tra il reale e il leggendario.

Tra queste ne esiste una particolarmente indistinta, quella l’Anti-Islamic Black Metal.

Questa corrente, sviluppatasi nel 2010, ha origini tra le dune del Medio Oriente, precisamente nell’improbabile asse Arabia Saudita – Iraq.

Pochi sono infatti i gruppi che compongono questa scena e, per ovvi motivi, non si hanno informazioni o foto dei componenti; molte delle immagini che secondo certe fonti ritrarrebbero i membri delle band sono false o rappresentano altri ensemble musicali.

Di questi, i tre gruppi più rilevanti sono i Seeds of Iblis e i Janaza dal lato iracheno, ed i Tad-nees da quello saudita: essi formano, insieme ad altre due band locali, l’Arabic Anti-Islamic Legion, ossia la “Legione araba contro l’Islam”.

Il primo di questi gruppi a fare il suo debutto è anche il più peculiare: i Janaza.

Apparentemente Janaza è una one-man band formata da Anahita, una donna irachena che scrive, canta e suona da sola in tutti i pezzi del loro primo (e unico) album, un demo di ottima fattura dal titolo Burning Quran Ceremony.

 

In questo pezzo, che incita al rogo del Corano, Anahita decide di aprire con una nenia islamica che ripete in modo ossessivo come l’Islam sia pace.

Dopo circa una decina di secondi parte il pezzo vero e proprio, connotato da una batteria feroce, che però da spazio verso la metà della traccia ad un medley che fa da sfondo ad un messaggio contro il terrorismo: “Quando leggete ad un bambino il verso del Corano (si deve) uccidere, crocifiggere o tagliar loro (agli infedeli) braccia e gambe”, avete compiuto il primo passo nella creazione di un grande terrorista”.

 

Anahita anti islamic black metal

 

Incontriamo nuovamente Anahita l’anno seguente, quando un altro gruppo iracheno, i Seeds of Iblis rilascia il suo primo EP, Jihad Against Islam. La donna ne è infatti bassista.

Di questo album, salta all’occhio la traccia No Islam, parodizza la famosissima Imagine di Lennon su atmosfere malinconiche che richiamano fortemente il doom metal.

 

Imagine the world… without lies
Think about it… with no Islam
Imagine the life… without Quran
Imagine the world… without mosques
Imagine the streets… without muslims
Imagine the world… without lies

 

Un testo non certo violento come quelli delle altre tracce dello stesso album, ma che resta in testa, e fa nascere certi interrogative sulla natura di certi atti compiuti nel nome di Dio.

Il secondo album, intitolato The Black Quran è composto da un’unica, omonima traccia che dura circa una ventina di minuti.

Le atmosfere sono solenni, malinconiche, spettrali e spesso intervallate da suoni quali preghiere arabe o il crepitio delle fiamme.

Per quanto la “monotraccia” non cambi molto di ritmo per i suoi venti minuti, è gradevole all’ascolto e non lascia un senso di ridondanza, anche grazie alle bellissime, seppur spettrali, parti cantate in chiaro da una voce femminile.

 

Il primo full-length arriva però nel 2013, e conta nove tracce; rispetto ai suoi predecessori, Anti Quran Rituals è decisamente più martellante, urlato, esasperato.

In ogni minuto dell’album si sente la voglia di ribellarsi contro l’oppressione, che non potendosi tradurre in fatti, visto anche la presunta fuga in Francia di alcuni membri della band, viene incanalato in una violenta ensemble metal, mai cacofonica, mai snaturante la natura dei Seeds of Iblis.

Tad-nees significa “dissacrazione”, ed è proprio la parola giusta per descrivere questo gruppo proveniente dalla teocratica monarchia saudita.

 

Formata da due soli individui, la band rilascia nel 2011 un demo, Satan of Mosques in sole 100 copie.

L’album si apre con un intro parlato, per poi dar spazio alle due tracce originali Sacrilege of Mosques e From Mosque To Dust, e chiudersi con Dunkelheit, un dovuto tributo a Burzum.

Sfortunatamente la cover si rivela di gran lunga superiore alle altre tracce, risultanti monotone e piatte, ancor di più inficiate dal cattivo comparto sonoro che perseguita il lavoro.

Lo stesso anno esce Nuke Mecca, un secondo demo contenente solo un’omonima traccia da 4:25. Rispetto a Satan of Mosques la registrazione è di qualità molto più elevata, ed il pezzo è notevolmente più ispirato.

La provocazione della band black metal Taghut viene invece dagli Stati Uniti, e porta l’esplicito nome di Ejaculate Upon the Holy Qur’an.

ejaculate upon the quran

Nati nel 1999 col nome “666″,  poi rinominati come Branded 666 nel 2001 ed infine chiamatisi Taghut sei anni dopo, The Antichrist e Luke Angelo sfornano l’anno seguente un full-length di ben 18 tracce, in cui se la prendono un po’ con tutti: i musulmani in primis, seguiti a ruota dai cristiani, dagli ebrei e per qualche motivo anche dai poliziotti, riuscendo pure ad inneggiare al nazismo in una traccia.

La ridicola tracklist, unita ad uno stile che trae a piene mani dal thrash metal, rende l’opera orecchiabile e divertente, a patto di non prendere sul serio le evidenti provocazioni.

 

 

 

di Andrea Vescovo

 

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