La scorsa settimana passeggiavo per le vie di trastevere, qui a Roma. A catturarmi, una pila di riviste abbandonate. Una, con le immagini della guerra del Kosovo impresse in copertina. La rivista, datata luglio 1999, prometteva un dettagliato reportage di 35 pagine sulla guerra in Jugoslavia. Così, la ho presa, e portata a casa. Si tratta di “Storia illustrata”, in edizione speciale, un mensile diretto dal giornalista Mario Oriani. La rivista oggi non c’è più, e nemmeno il direttore, scomparso nel 2013. Oggi, in questa pausa pasquale, una giornata molto tranquilla. Ho voluto sfogliare questa vecchia rivista, da interessata di Balcani quale sono, e a colpirmi immediatamente una breve premessa del direttore in prima pagina: quasi un monito che, paragonato a oggi, lascia un triste senso di amarezza e inquietudine.

La mia ambizione di direttore di questa rivista – scrive il giornalista Mario Oriani – è di saperla collezionata dai lettori, perché resti nel tempo e non finisca al macero fra i giornali usa e getta“. “Conservate dunque nella vostra libreria questo numero straordinario di Storia Illustrata, riguardandolo ogni tanto e, avendone l’occasione o l’opportunità, mostrandolo a quanti in avvenire faranno bene a conoscere o a ricordare  …” Continua il direttore, invitando i lettori a custodire nella memoria le atrocità della guerra in Jugoslavia, raccontata nel reportage della rivista. Una guerra “scatenata da motivi di natura etnica, per la difesa del diritto di libertà e di sopravvivenza di tutti i popoli, grandi o meno grandi che siano, perché l’orribile dizione ‘pulizia etnica’ esca dal linguaggio di qualsiasi popolo.

Ed è un dispiacere che nessuna delle speranze del direttore si siano realizzate. Il vecchio proprietario ha voluto buttare questa rivista, abbandonandola, fra altre cartacce, accanto a un bidone di riciclo carta. E, a distanza di 31 anni dallo scoppio delle guerre jugoslave, le parole “pulizia etnica” non sono affatto uscite dal nostro vocabolario: oggi la costante denuncia delle istituzioni dell’Ucraina di deportazioni forzate di cittadini ucraini verso zone sconosciute in Russia, nonché l’accusa di “pulizia etnica” da parte sindaco di Kiev verso Mosca. I massacri ingiustificati dei civili nelle zone occupate dagli invasori russi, documentati da più fonti indipendenti, avvenuti nelle città di Bucha e Mariupol, riportano alla memoria i crimini contro l’umanità commessi dal “macellaio del Balcani” Slobodan Milošević ai danni delle etnie non serbe delle repubbliche ex-jugoslave.

Io non dimentico la storia, non butterò questa rivista, e la conserverò, nella mia libreria, ricordandomi di sfogliarla ogni tanto.

 

Daria Lapenta

 

LaMeteora.info

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