Il rapporto tra certe sottoculture e le forze dell’ordine è sempre stato contraddistinto da una certa conflittualità, più o meno palese. Nel caso di skinheads e punk l’odio per la polizia si è evoluto rapidamente a tema ricorrente nelle canzoni, alimentato dalla natura stessa dei due movimenti unitisi in uno solo negli anni ’80, movimenti che si muovevano tra stadi, centri occupati e attività politica di matrice anti sistema.

Basti solo pensare all’esperienza eccezionale e totalmente d’avanguardia per l’Italia del Virus a Milano, che fu una vera e propria fucina per la controcultura punx del periodo, dove videre la luce band diventate poi leggendarie in Europa quali i Wretched, e che si dovette sempre rapportare con un tasso altissimo di repressione, mossa dagli interessi economici dei grandi costruttori milanesi. Qui di seguito una breve carrellata, dai primi gruppi che datano ormai a trenta anni fa fino a quelli attuali.

Nabat – Kill police (1982)

“Kill kill kill police”
Parlare di Nabat ad un passante qualsiasi vuol dire parlare di nulla, ma dai primissimi anni ’80 i Nabat hanno rappresentato il più grande fenomeno nazionale in fatto di punk, la prima band nostrana in grado di imporsi sia su tutta la penisola che all’estero, capace di sviluppare un proprio sound inconfondibile senza snaturare le radici estere. Tutto il movimento skinhead deve qualcosa al quartetto bolognese (a tutt’oggi in attività) che nel 1982 esordiva su LP con uno split insieme ai Rip Off e consegnava ai posteri questa perla da 99 secondi.


Gangland – Polizia esci dalla mia vita (1984)

“Ovunque vai/voglion dirti cosa far/ai concerti, al bar/allo stadio, nelle strade”
Qui l’influenza delle skinhead bands inglesi è molto forte, nei tempi lenti, nei ritornelli più o meno melodici e nel messaggio che non viene minimamente mediato; recuperati da cassetti molto polverosi, tra le pietre miliari di una sottocultura.

Bloody Riot – Polizia assassina (1985)
“Io vorrei vedere i tuoi figli morti/stesi sull’asfalto con il cranio aperto/hanno sparato, hanno colpito/è il braccio armato dello Stato”
Intro alla Van Halen che si interrompe per far spazio a un riff furioso e voce roca quanto aggressiva, la miscela calibratissima tra heavy metal che emergeva a tratti e hardcore punk grezzissimo rendeva i Bloody Riot assolutamente unici e tuttora indimenticati, quanto i loro testi fini come una martellata in pieno volto.


Tear Me Down – PSM (1996)

“Gioisci compagno per il sangue dello sbirro/che giace accoltellato sul selciato/non importa se deve sfamare la sua prole/è solo il braccio armato del padrone”
I viterbesi TMD non andavano certo giù leggeri nel 1996 pubblicando l’EP “Più sbirri morti/More dead nerks”, che procurò loro una denuncia e una certa fama presso la questura. Sicuramente la miscela di HC punk americano e dichiarazioni ad alzo zero li consegnavano invece all’amore dichiarato di tutta la scena italiana che, in un decennio di ritirata rispetto ai fasti degli anni ’80, aveva sicuramente bisogno di portabandiera che fossero in grado di assumersi tale compito.


Erode – Frana la curva (1996)

“Se dev’esserci violenza che violenza sia/ma che sia contro la polizia”
Alfieri del punk più rosso e filosovietico del periodo, il trio lombardo incideva nel 1996 quello che sarebbe poi diventato un tormentone conosciuto in tutti gli stadi di Italia, favorito dal testo, semplice quanto eclatante.


Affluente – Corrosione della conformità (2000)

“Mangia la figlia prediletta della ragion di Stato/la conformità nei secoli fedele all’etica fascista/e agli apparati ideologici di Stato/fedele ad un sistema imposto di comunicazione/fedele alla prostituzione della mente e al monopolio culturale”
Qui c’è un netto distacco tra quanto già visto, un tentativo di costruire un discorso quasi teorico con l’ascoltatore, uscire dallo slogan e dall’urgenza rabbiosa di comunicare ed entrare all’interno di un costrutto estremamente diverso che non sacrifica, però, minimamente la carica di un gruppo che anche qui va a pescare direttamente dall’America più hardcore per costruirsi una base musicale.


Skruigners – 200701 (2001)

“Un uomo è già un pezzo d’asfalto”
Il pezzo uscì poco dopo l’omicidio di Carlo Giuliani durante il G8 del 2001, a Genova. Il fatto aveva scosso profondamente i movimenti, così come tutta la dinamica generale di quelle giornate, che vide l’emergere di nuovi movimenti e il disgregarsi di quei percorsi che erano stati costruiti durante tutti gli anni ’90. La canzone degli Skruigners, per quanto semplice, evoca direttamente il clima di sgomento con cui si trovarono faccia a faccia parecchi ragazzi.


Attaccabrighe – Respira quest’odio (2009)

“Io l’ho visto in faccia il tuo senso dell’onore/compagni ammanettati e tu che fai il leone”
Diretto, tutti contro tutti e una chitarra come una motosega, poc’altro da dire per un pezzo che in pochissimo tempo è diventato un vero e proprio inno.


Bomber 80 – Agente (2010)

“Sfoghi frustrazioni su chi non c’entra niente/per mille euro al mese il cervello non ti serve”
Oi! da Firenze, tradizionalissimo nel solco dei grandi gruppi che han fatto da capostipiti alla scena nazionale, il testo più che una presa di posizione politica va a colpire direttamente l’amor proprio di chi serve nella polizia.


Tear Me Down – PSM II (2012)

“Una famiglia tu ce l’hai/la scoveranno dove vive/ti strapperanno il cuore/sbirro infame senza onore”
Menzione d’onore per i TMD, due volte su questa lista. Nel 2012 inseriscono nel loro terzo LP la nuova versione di “PSM”, per l’occasione resa ancora più brutale da musiche rinnovate e un testo riscritto da capo.

di Lobo Oi

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