Casapound ammette di accettare militanti neonazisti

Articolo letto: 84 volte

I vertici di CasaPound ammettono la presenza di militanti neonazisti nel loro movimento, in risposta al recente articolo pubblicato da LaMeteora.info che ha rivelato i legami tra CasaPound e esponenti appartenenti all’ideologia neonazista. La risposta arriva da uno dei responsabili nazionali di CasaPound, Adriano Scianca, il riferimento è ai due neonazisti portavoce delle sezioni di Avezzano e Viterbo. “Ercole e Nicola sono due ottime persone e siamo fieri di averli tra noi”, scrive commentando la notizia su facebook. Scianca è il responsabile alla cultura di Casa Pound Italia, uno dei “megafoni” col quale Casapound diffonde la propria propaganda. Trentaduenne, simpatizzante del noto collaborazionista francese Robert Brasillach e appassionato degli scritti dell’autore razzista Julius Evola, come si può leggere in un’intervista.

Pochi giorni prima, CasaPound aveva rilasciato un comunicato nel quale affermava che nel loro movimento “non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria, tanto che mai a nessuno di noi è stata contestata una qualche aggravante per motivi razziali, etnici o religiosi”. Allora CasaPound non reputa l’ideologia nazista discriminatoria e xenofoba?

In seguito ai fatti di Firenze, presa consapevolezza che nessuna comunità africana fosse disposta ad accettare un incontro con CasaPound, questi si presentano con una poco nota associazione onlus a loro vicina. Si tratta di “Onlus Solidarité – Identité”, attraverso la quale sono rusciti ad organizzare un evento, per poi poter solo in seguito comunicare che quest’ultima fosse parte integrante di Casa Pound.

E’ così che i fascisti del terzo millennio si apprestano a cercare disperatamente qualunque comunità di africani disposta ad accettare un incontro, così da poter poi scrivere che la comunità africana si è mostrata con loro solidale. Mentre, nella realtà, i fatti sono andati ben diversamente. La comunità senegalese di Bari, come in un precedente articolo riportato, ha rifiutato l’invito del movimento di estrema destra, così come la comunità senegalese di Firenze, il cui presidente Pape Diaw, durante la puntata de L’Infedere di lunedì, ha ribadito l’ipocrisia di Casapound affermando “prima chiedono il confronto e poi cercano di intimidirmi con i loro manifesti sotto casa mia”.

 

casapound solidarieta

Ma Casapound non si da per vinta, e tramite l’associazione “Onlus Solidarité – Identité” riescono a farsi fotografare con il presidente della comunità somala di Bari Mohammed Abdi Nasir. Peccato però che egli non abbia espresso alcuna solidarietà verso CPI, e probabilmente nemmeno era a conoscenza del fatto che si trattasse degli stessi militanti del movimento neofascista. A dimostrarlo è il fatto che i militanti non hanno portato con se alcuna bandiera di partito.

Dunque, nessuna comunità africana, tantomeno somala, ha espresso la propria solidarietà a Casapound.

In risposta alle numerose richieste di chiusura delle loro sedi, CasaPound rilascia un comunicato dove chiede la “chiusura del Partito democratico”, perchè “Luca Bianchini, il dirigente di un circolo del Pd di Roma che è stato arrestato con l’accusa di essere uno stupratore seriale” nel mese di giugno 2010. Come se dietro all’atto omicida di Casseri non si nascondesse nessuna ideologia politica. Casseri era anche noto per aver collaborato con il sito negazionista Olodogma, e aver pubblicato sul medesimo sito un saggio inerente all’argomento.

Appare evidente che Casapound, nonostante fosse a conoscenza delle inclinazioni antisemite e razziste di Casseri, invece di allontanarlo dal movimento, lo ha accolto come un intellettuale, addirittura facendolo scrivere sul proprio sito, l’Ideodromo.

Casseri dunque, oltre a essere “un insospettabile ragioniere di 50 anni”, come affermato da Simone di Stefano, portavoce di Casapound Roma, era anche un noto antisemita, che non ha faticato a trovare spazio dentro CasaPound.

Si cerca ancora di far passare Casseri come pazzo isolato, mentre le indagini stanno accertando la possibilità che sia stato aiutato da qualcun altro: qualcuno ha svuotato la casa del killer dopo l’omicidio dei due senegalesi, qualcuno aveva una copia delle chiavi di casa sua.

di Dario Lapenta

Articoli consigliati