E’ “Fragili” l’ultimo singolo dei Club Dogo, trio milanese di successo e nello stesso tempo criticatissimo per i temi spesso superficiali e volgari trattati nei testi, conditi da alcune strumentali assai sgradite ai “puristi” dell’Hip hop in quanto parecchio lontane dal suono e dal gusto originale.

 

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A partire dall’aspetto musicale fino ad arrivare allo scenario tipicamente da discoteca e da pub, i Club Dogo attuali fanno istintivamente allontanare chiunque sia cresciuto a pane e Hip hop e conosca quindi i codici, i messaggi, il panorama e le regole di questo mondo.

I Dogo, e in particolare il personaggio di Guè Pequeno, possono apparire a chi è completamente estraneo al loro microcosmo come dei “tronisti decerebrati” figli di una società priva di valori e che bada solo all’apparenza. Ma al di la di queste facili considerazioni, cerchiamo di capire chi sono davvero i Club Dogo e come si sono evoluti i concetti espressi nella loro musica.

Figli degli anni 90 e cresciuti con un’idea romantica della criminalità e della vita illegale, nei primi dischi alternano un ottimo flow e delle ottime liriche allo sdegno e lo schifo per questa società arrivista che ha come unico punto di riferimento quello della scalata sociale a qualsiasi costo ed a qualsiasi prezzo.

In particolare Cosimo Fini, in arte Guè Pequeno, figlio di uno scrittore e giornalista e quindi di famiglia abbastanza benestante, si schiera fin dal suo esordio dalla parte dei “reietti” con l’ambizione però di riuscire a guadagnare più soldi possibili allo scopo di combattere in questo modo il sistema.

Lo scenario apocalittico e corrotto descritto in “Cronache di regime” o la rabbia repressa contro le forze dell’ordine raccontata in “Cronache di resistenza” contribuiscono ad alimentare l’immagine di un leader carismatico e di filosofo di strada che il Guercio (aka Guè Pequeno) si costruisce con gli anni.

 

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Tuttavia, di pari passo con un certa tendenza del rap americano di quell’epoca, il rap da denuncia dei Dogo si trasforma lentamente in rassegnazione ed arrivismo puro e i Dogo cominciano a incarnare alla perfezione ciò che prima denunciavano, quasi identificandosi nella frase “Cane mangia cane ed io mangio per ultimo” presente nell’album Mi Fist.

 

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Lo scenario da impero decadente presente nei primi Dogo non cambia, cambia solo la loro totale disillusione verso la realtà dei fatti, sintetizzata nella frase “Volevo cambiare il mondo ma mi han cambiato loro”, contenuta nella traccia All’Ultimo Respiro.

La chiave del successo dei Dogo risiede proprio nel riuscire a riunire tra i propri ascoltatori sia chi riesce a percepire soltanto la parte superficiale dei loro pezzi, che chi conosce la loro storia e riesce ad apprezzarli e a comprendere le motivazioni del cambiamento.

Guè non si schiera più, non sostiene di essere puro o di essere nel giusto, e semplicemente ha smesso di sperare.

Il personaggio attuale di Guè Pequeno, intorno al quale gravitano i Club Dogo, calza a pennello con il modello dell’ ”uomo arrivato” che domina nella nostra società.

In un certo senso Guè Pequeno rispecchia meglio di chiunque altro questa generazione e la situazione sociale odierna, che emerge dai testi delle canzoni, dove conta solamente “arrivare” ed essere scaltri, conta solamente il cash e non come lo si fa.

Cosimo Fini riflette l’ideale del self made man tanto osannato oltreoceano e rappresenta in pieno quello che come diceva Big L è forse semplicemente il sogno americano. Se davvero Makin’ this money is the American Dream allora probabilmente Guè Pequeno incarna alla perfezione questo messaggio più di chiunque altro in Italia.

 

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di Roberto Suriani

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