La mafia? Una conseguenza

Articolo letto: 20 volte

MafiaEsattamente. Il fenomeno mafioso e il crimine organizzato nelle sue varie forme si può identificare come una conseguenza, una reazione ad un’altra realtà, una realtà preesistente che ne pone le basi, che ne permette il germogliare, il crescere e il prosperare, una realtà che ne è la radice originale – l’acqua che fa crescere la radice.

Voglio specificare che qui parlo del crimine organizzato e della mafia italiana, sopratutto nella sua accezione meridionale, dove è parte integrante del tessuto sociale, anche se il problema originario che nutre le “mafie” in altre parti del mondo è più o meno lo stesso bensì con altre sfumature.

Ma qual è questa realtà, o meglio, quali sono queste realtà che in pratica si trovano a monte del fenomeno mafioso? Credo che per semplificare e concentrare il discorso, le cause si possano identificare in due elementi, elementi che sovente si sovrappongono: 1) la realtà sociale e 2) la realtà politica.

La realtà sociale adatta al fermento dei fenomeni mafiosi/criminali sopracitati si trova in un ambiente di insicurezza ed ingiustizia, una situazione in cui non esistono vere opportunità di lavoro e si respira la rabbia e il disagio, un contesto in cui è difficile trovare soluzioni per uscire ed affermarsi socialmente – quello che si potrebbe chiamare il perfect breedingground per il futuro criminale/ mafioso.

Se manca lo stato e il cittadino è abbandonato a se stesso, la persona che cresce in questo ambito sente che potrà diventare qualcuno solo con la forza e la furbizia, alleandosi con i potenti, con i boss, coloro che dominano – o altrimenti soccombere e subire la volontà di chi si trova nella posizione predominante.

Il giovane che acquisisce esperienze in questa realtà si rende conto, che la vita è ingiusta e che il debole viene schiacciato senza scrupoli dal potente.

E come reagisce a tutto ciò, con o senza una presa di coscienza cosciente? Utilizzando i mezzi che sente e vede applicare dall’alto, andando paradossalmente contro la propria gente e se stesso in un parossismo di brutalità, egoismo, distruzione ed autodistruzione.

La realtà politica adatta alla crescita mafiosa si può trovare in un’area più o meno grande con una spiccata tendenza all’inefficienza, alla corruzione, alla collusione con la criminalità organizzata e ad una generale assenza dello stato nella vita dei cittadini.

Tutti quegli elementi all’interno della pubblica amministrazione che sostengono, collaborano, sfruttano, vengono usati ed usano la mafia – direttamente o indirettamente, portando praticamente quello che sarebbe un fenomeno di strada ad un livello superiore e più pericoloso ed abbandonando il cittadino al proprio destino.

Pure grazie alla realtà politica vengono fornite persone a sufficienza disposte a lavorare per il crimine organizzato, vista la totale mancanza di opportunità lavorativa e i modelli positivi da seguire che dovrebbero partire proprio dalla classe politica.

Non ho intenzione di deresponsabilizzare il criminale, il mafioso, l’assassino o lo spacciatore, che come essere umano (adulto) è/dovrebbe essere pienamente conscio della sua azione e perciò fino in fondo responsabile – non possiamo prescindere dal presupposto di responsabilità individuale.

Però voglio far emergere quello che c’è oltre alla responsabilità del individuo che si muove ed ha influenza su un ambito circoscritto.

Voglio far capire che il singolo è solo un prodotto di situazioni ed ambienti che ne hanno favorito – o meglio incentivato la crescita, che sono solo la conseguenza logica di determinate condizioni sociali e politiche che esistono a prescindere da lui.

L’esistenza del criminale in sé nella maggior parte dei casi è attribuibile a problematiche di livello superiore, nel senso che avvengono al di sopra delle possibilità decisionali di questa persona. Basta chiedersi chi sono i soldati, gli spacciatori, le vedette e i killer che lavorano per le varie mafie sparse per il paese?

Si tratta di solito di persone di origini umili e con un background di disagio e povertà – anche solo culturale, ma sufficiente a plasmare in modo negativo una persona.

Possiamo dedurre e concludere che un determinato tessuto sociale pone le basi necessarie a fenomeni mafiosi, che di solito e secondo l’opinione pubblica si vedono come una realtà a sé stante come se crescessero autonomamente, senza alcun legame con il territorio, quasi fosse una metastasi maligna ed autonoma che si diffonde.

Invece si dovrebbe iniziare a capire che senza un contesto adatto, questi fenomeni non esisterebbero nella forma che conosciamo, non avrebbero le “human resources” e gli appoggi politici necessari e folgerichtig: non sarebbero il pericolo che sono adesso.

Di ciò è responsabile sopratutto la politica, a tutti i livelli, che con ipocrisia attacca la mafia ma contemporaneamente non agendo, o nel peggiore dei casi collaborando con la mafia, contribuisce a sostenerla indirettamente, con leggi favorevoli, ignorando problemi evidenti e non creando lavoro.

Articoli consigliati