Nessuna legge elettorale servirà a tutelare le minoranze

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Da quando è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con una sentenza dello scorso 4 dicembre 2013, la politica italiana è alla ricerca di un’alternativa all’attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum.

Questa norma, entrata in vigore il 31 dicembre 2005, fu subito sommersa dalle polemiche. Neanche il principale estensore della legge, l’allora Minsitro Calderoli, ne era particolarmente soddisfatto, per usare un eufemismo, e la definì una “porcata”: da qui il nome Porcellum.

Si tratta di una legge elettorale basata sul sistema proporzionale, con premio di maggioranza per la coalizione/partito che ottiene il maggior numero di voti e senza la possibilità dell’elettore di poter esprimere preferenze.

Proprio questi due elementi sono alla base della sua incostituzionalità. In sostanza la norma favorisce l’unione delle liste in coalizioni: la soglia di sbarramento per accedere alla ripartizione dei seggi alla Camera è del 4% per i partiti non coalizzati e del 10% per le coalizioni stesse.

All’interno delle coalizioni, partecipano alla ripartizione dei seggi solo le liste che superano il 2% e la prima sotto tale soglia (detta la miglior perdente).

Diversa la situazione al Senato, dove il premio di maggioranza è assegnato su base regionale (e anche questo elemento ha creato non poche polemiche, poiché faciliterebbe la formazione di maggioranze diverse tra i due rami del Parlamento).

Qui le soglie di sbarramento sono all’8% per le liste singole e al 20% per quelle coalizzate. All’interno delle coalizioni, per partecipare alla ripartizione dei seggi, una lista deve aver conquistato almeno il 3% dei voti.

Appare subito evidente come il Porcellum sia una legge elettorale che favorisce la polarizzazione degli schieramenti, a tutto danno di quei partiti che preferiscono non partecipare alla tornata elettorale in raggruppamenti che non sono in grado di rappresentare appieno il loro programma elettorale.

A questo si aggiunge l’aspetto psicologico del voto utile: l’elettore che solitamente opterebbe per un partito minore, non coalizzato, pur di non far vincere uno dei due poli, preferisce votare l’altro a discapito della lista che massimizza le sue convinzioni politiche.

Attualmente in seno ai partiti si sta discutendo di tre diversi modelli di nuova legge elettorale: i cosiddetti Italicum, Democratellum e Toscanellum, quest’ultimo mutuato dalla norma recentemente approvata dalla Regione Toscana per le prossime elezioni regionali.

L’Italicum in realtà è già legge, sebbene valga solo per l’elezione dei Deputati.

Nelle intenzioni dell’attuale Esecutivo il Senato, eletto dai cittadini, dovrebbe trasformarsi in una camera composta da 100 membri così selezionati: 74 consiglieri regionali (scelti dai Consigli Regionali su base proporzionale), 21 sindaci (uno per ogni Regione, salvo il Trentino Alto Adige che ne proporrà due in virtù dell’autonomia delle Province di Trento e Bolzano) e 5 personalità illustri nominate dal Presidente della Repubblica.

Nel caso la riforma del Senato non dovesse passare, oggi si andrebbe a votare con due leggi elettorali distinte per i due rami del Parlamento.

Tornando all’Italicum, si tratta di un sistema proporzionale, senza preferenze, con soglie di sbarramento per le liste all’8% se si presentano da sole e al 4,5% in caso aderiscano a una coalizione. Le coalizioni, inoltre, dovranno superare il 12% delle preferenze per accedere alla ripartizione dei seggi.

È previsto un premio di maggioranza di 340 seggi alla coalizione, o al partito, che superi la soglia del 37%. Nel caso nessuno raggiunga tale percentuale, ci sarebbe un ballottaggio tra i primi due (coalizioni o partiti). In questo caso il premio di maggioranza scenderebbe a 325 seggi.

Altra proposta sul tavolo è il Democratellum, alquanto complessa. Si tratta di una legge elettorale su base proporzionale con voto di preferenza, da esprimere su un’apposita scheda, e soglia di sbarramento prossima al 5% (varierebbe leggermente a seconda delle dimensioni della circoscrizione).

Possibile, sulla seconda scheda, anche la cosiddetta “preferenza negativa”: l’elettore può indicare il candidato che desidera non sieda in Parlamento, penalizzandolo nel conteggio dei voti.

Il Democratellum non prevede premi di maggioranza, si applicherebbe parimenti a Camere e Senato, e suddividerebbe l’elettorato in circoscrizioni dalle dimensioni modeste.

Infine il Toscanallum, che nel 2015 determinerà la composizione del Consiglio Regionale della Toscana.

Si tratta di un proporzionale con preferenze, ma anche un listino bloccato composto da tre persone, e soglie di sbarramento al 10% per le coalizioni di partito,  5% per le liste non coalizzate e 3% per le liste all’interno di coalizioni.

Previsto anche in questo caso un premio di maggioranza per la coalizione o il partito che raggiunga il 45% dei voti al primo turno (60% dei seggi), oppure prenda tra il 40 e il 45% delle preferenze (57,7% dei seggi). Ballottaggio a due nel caso in cui nessuno dei candidati alla Presidenza racimoli almeno il 40% dei voti.

Si tratti di Italicum, di Democratellum o di Toscanellum, l’intento di chi ha promosso queste leggi elettorali è chiaro, ossia non permettere una rappresentanza istituzionale ai piccoli partiti.

Le soglie di sbarramento sono, in tutti e tre i casi, aumentate rispetto al Porcellum, con il quale un partito coalizzato poteva ottenere seggi superando l’asticella del 2% dei voti (più il migliore sotto questa soglia).

Già l’attuale norma, come evidenziato, ha portato, di fatto, a una riduzione evidente del pluralismo partitico all’interno del Parlamento. Con le tre nuove proposte di legge elettorale, qualunque alla fine sia adottata, è manifesto che questa tendenza sarà maggiormente accentuata.

L’Italicum e il Toscanellum continueranno, inoltre, a favorire la formazione di poli contrapposti.

Il Democratellum, invece, a causa della ripartizione del territorio in piccole circoscrizioni, assesterebbe un duro colpo a quei partiti che non hanno un elettorato concentrato in un determinato territorio.

In ogni caso la rappresentanza politica esce depotenziata da questi tre modelli di legge elettorale, impedendo a realtà capaci di ottenere, comunque, centinaia di migliaia di voti di avere voce in seno alle istituzioni.

E se la democrazia si fonda anche, e soprattutto, sul rispetto delle minoranze, a queste occorre dare possibilità di proposta e di protesta all’interno del Parlamento. E se ciò era già difficile con il Porcellum, ove per i partiti minori erano “costretti” a coalizzarsi depotenziando la propria identità e quella dei loro elettori, con le tre nuove proposte di legge elettorale ciò diventerà praticamente impossibile.

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