“Sono un poeta e spiego ai giovani i drammi dell’alcolismo attraverso l’arte”

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Sto sorseggiando un ottimo bicchiere di vino rosso. Ne ho acquistati dieci litri per pochi euro da un contadino delle terre Sabine del Lazio. Ha un sapore favoloso. Nella fragranza riesco a percepire la fatica del bracciante che ha orgogliosamente affinato questo vino secondo la nostra più antica tradizione. Il suo sorriso, quando si dava all’imbottigliamento dopo avere ottenuto una perfetta fermentazione, frutto di usanze trasmesse per secoli da generazioni. E il pensiero che tutto questo lavoro è avvenuto soltanto perché questa gloriosa sostanza alcolica possa finire nel mio stomaco e consumata con grazia e spensieratezza mi rende felice. Mentre bevo, vengo a sapere che c’è qualcuno che sostiene convintamente che l’alcol sia un pericolo per la società e per le persone, tanto da aver fatto come propria missione personale quella di informare i giovani sui suoi rischi. Si tratta di Luca Oggero, scrittore e poeta cuneese, ex alcolista, che attraverso l’arte spiega ai giovani delle scuole superiori i drammi dell’alcolismo. Il suo obiettivo è quello di scoraggiarli a bere. Da convinto sostenitore dell’assunzione di alcol a scopo ricreativo, la cosa mi incuriosisce. E, poco dopo aver finito più di metà bottiglia, gli chiedo di rilasciarmi un’intervista.

 

Ciao Luca. Ho letto della tua iniziativa. Ciò che è interessante del progetto Superciuk è raccontare ai ragazzi il tema dell’alcolismo attraverso la letteratura e la poesia. Come ti è venuta in mente questa idea?

I testi che leggo ai giovani sono molto forti. Con l’arte e la poesia si riesce a coinvolgere i giovani a livello emotivo molto di più di quanto possa farlo qualsiasi medico o psicologo che arriva e racconta freddamente i dati sulla dipendenza dall’alcol o gli effetti della sindrome dell’astinenza senza averli mai vissuti. Io invece li racconto avendoli vissuti.

 

Com’è che cominci ad approcciarti ai giovani?

Mi presento come uno scrittore che ha avuto grossi problemi a causa dell’alcolismo. Gli racconto del mio vissuto attraverso testi letterari. Ho anche scritto tutta la mia storia in un libro dal titolo Morte e resurrezione di un povero cristo, nel quale parlo, fra le altre cose, del mio tentato suicidio. Lo cominciai a scrivere appena uscito dall’ospedale psichiatrico, nel quale finii per colpa dell’alcolismo.

 

Quali sono state le domande che ti hanno fatto i ragazzi?

Mi hanno chiesto molte cose sul rapporto con mia figlia, che ha la loro stessa età. Su com’era il rapporto con lei quando ero alcolizzato. Io gli ho spiegato che sono riuscito a smettere quando era già abbastanza piccola, e lei non si è mai accorta a pieno di come fossi messo. Nei periodi in cui ero totalmente sbronzo non la vedevo, anche perché sua madre non me la avrebbe lasciata prendere. Con sua madre ho potuto riallacciare un rapporto decente solo dopo che ho smesso di bere.

 

 

Che difficoltà hai incontrato a smettere di bere?

Ero riuscito a stare circa due anni senza bere grazie agli incontri con Alcolisti Anonimi. Ci andavo una volta alla settimana. Per alleviare l’astinenza prendevo dei farmaci. Poi ho fatto l’errore che molti ex alcolisti fanno.

 

Ovvero?

Quello di credere di avere risolto il problema e di ricominciare a bere credendo di essere in grado di regolarsi, sbagliando.

 

Ma alla fine ci sei riuscito

Quando ho smesso definitivamente ho passato un anno e mezzo circa in depressione profonda. Nonostante avessi smesso continuavo ad avere istinti suicidi. Ho dovuto anche assumere dei farmaci antidepressivi che mi hanno tolto l’ispirazione artistica. Prima ero molto creativo e dopo aver preso questi farmaci non riuscivo più a scrivere. Stavo così male che mi sono anche ricoverato in reparto psichiatrico per una settimana. E loro per aiutarmi mi hanno mandato in un SerT.

 

Di solito il SerT è associato all’abuso di droghe pesanti, come l’eroina. Invece come lo si vive dal punto di vista di un alcolista?

Il SerT è il servizio dell’a.s.l. per le tossicodipendenze, sappi che se vai li avrai a che fare con psichiatri, psicologi ed educatori. Ti fanno fare dei colloqui e ti danno dei farmaci.

 

Che tipo di farmaci ti hanno prescritto?

Al SerT ho preso l’Alcover, che in pratica è come il metadone ma invece che per l’astinenza da eroina è per l’astinenza dall’alcol. Sono dei flaconcini da assumere per via orale, quando ne prendi uno hai per una mezz’ora come l’impressione di aver bevuto qualche bicchiere di alcol. Farmaci di questo tipo li chiamano appunto “alcol mimetici” perché agiscono sugli stessi recettori del cervello dove agisce l’alcol e ti toglie la compulsione di bere alcolici.

 

Alcover alcol mimetici flaconi

Alcuni flaconi di Alcover

 

Assumere questo tipo di farmaci ti è stato d’aiuto?

Quando ho cominciato con l’Alcover all’inizio andava bene, mi davano solo tre flaconcini da assumere durante tutta la giornata, ma sono comunque finito per abusare anche di quelli. Col tempo i medici vedevano che stavo migliorando allora hanno cominciato a lasciarmi più flaconcini da usare durante tutta la settimana, ma io me li finivo in un giorno o due al massimo e poi rimanevo senza. Una volta ne ho presi così tanti in così breve tempo che sono finito al pronto soccorso.

Quando ne assumi troppi rimani completamente sballato, infatti il principio attivo di questo tipo di farmaci è l’ GHB, che viene utilizzato anche come droga da stupro. Gli incontri con Alcolisti Anonimi e Club Alcolisti sono stati decisamente più utili.

 

Qual è la differenza tra Alcolisti Anonimi e Club Alcolisti?

Il primo è nato da due alcolisti americani chiamati Bill e Bob, che negli anni 30 sono riusciti a smettere di bere incontrandosi con altre persone alcoliste e parlando dei loro problemi. Questo metodo si è in seguito diffuso in tutto il mondo. Loro si basano principalmente su un testo fatto di dodici passi che bisogna rispettare per raggiungere un lavoro su se stessi, finalizzato allo smettere di bere alcol. In Alcolisti Anonimi si formano due gruppi, uno con gli alcolisti e l’altro con i parenti degli alcolisti. I due gruppi non comunicano fra di loro, e le cose che si dicono rimangono “segrete”. Sono in sostanza due gruppi di lavoro disgiunti.

Nell’associazione Club Alcolisti invece la terapia ha un approccio familiare, che consiste in sedute di gruppo tra i familiari degli alcolisti e gli alcolisti, io partecipavo a queste riunioni insieme a mio padre e mia madre.

 

logo alcolisti anonimi

Il logo degli Alcolisti Anonimi

 

Ti è mai capitato di andare in coma etilico?

Probabile. Sono svenuto un sacco di volte. C’è stato un periodo in cui ho deciso di farmi quattro giorni di viaggio a piedi tra i paesini delle Langhe piemontesi dove si produce il vino. Bevevo e ogni tanto mi addormentavo per strada. Una volta mi ha svegliato un poliziotto perché mi ero addormentato davanti alla porta di casa di una famiglia. Quando svenivo la gente chiamava il pronto soccorso e per due volte sono fuggito dall’ambulanza.

 

Da quanto tempo è che sei uscito dall’alcolismo?

Ho smesso esattamente dal novembre del 2012, da allora ho avuto solo una ricaduta che è durata una settimana.

 

E ora non bevi più niente?

No, assolutamente nulla. Nemmeno i cioccolatini al liquore. Sono completamente astemio. All’inizio ragionavo pensando “non bevo perché non posso”, avevo un certo fastidio quando ad esempio uscivo con degli amici e loro bevevano e io non potevo. Adesso invece non bevo perché non voglio, non ho davvero più nessun interesse verso l’alcol.

 

Cosa consiglieresti a un artista che trova la sua ispirazione attraverso alcol?

Se mi vado a rileggere i testi delle mie canzoni scritte quand’ero infognato con l’alcol le trovo soltanto l’urlo di un uomo disperato. Non abbiamo bisogno dell’alcol per essere creativi. La creatività la abbiamo già nella nostra testa. Quando si è ubriachi quello che mandi fuori è soltanto nichilismo e depressione.

 

Ma nel passato, come saprai, ci sono stati grandi scrittori che hanno fatto largo utilizzo di alcol per scrivere le proprie opere, ottenendo comunque importanti riconoscimenti

Beh si. Ad esempio lo scrittore Jack London era un alcolista e scrisse anche un libro sulla sua dipendenza, Memorie alcoliche. E il celebre poeta Edgar Allan Poe si dice che sia morto di delirium tremens. Ma che l’alcol fa essere creativi è un falso mito. Era una delle scuse che mi davo per non smettere di bere. Credo di essere molto più creativo ora di quanto lo ero prima.

Tu invece cosa pensi di fare? Se stai male fatti aiutare! Ci saranno sicuramente delle associazioni di alcolisti anche nella tua zona. Io ti consiglio di lasciar perdere con l’alcol!

 

Delirium tremens alcolismo

Un uomo in delirium tremens

 

Flae Dissa

 

 

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