Simone Di Matteo è il giovane volto che si nasconde dietro il progetto d’avanguardia della Diamond Editrice, la casa editrice nata nel 2010 che ha come obiettivo quello di fare battaglia all’editoria a pagamento, dando la possibilità alle voci più indipendenti di farsi sentire, ai talenti nascosti che “difficilmente troverebbero udienza dai grandi colossi editoriali, più attenti ai nomi altisonanti, e soprattutto alle vendite”.

La Diamond Editrice dopo aver dato visibilità ad autori di vario genere e aver pubblicato 21 scritti, ha deciso ora di dedicarsi ad un nuovo progetto innovativo, il progetto Imago che “nasce per dare luce a tutto quel cinema sommerso a causa di logiche distributive che privilegiano un certo tipo di prodotto rispetto ad un altro, a discapito della varietà espressiva artistica e produttiva dell’intero territorio nazionale. Il cinema non è morto, è solo paralizzato”.

Pertanto la logica di base del progetto è la stessa, ciò che cambia è la forma di comunicazione.

Ma la Diamond Editrice va oltre, non tenta solamente di distribuire prodotti del sottosuolo culturale, lo fa espandendone il campo espressivo attraverso la fusione, a mio parere estremamente accattivante, tra opera audio-visiva e opera scritta.

Difatti nella nuova collana non sarà presente unicamente il film, il cortometraggio, il documentario o il docufilm, ma l’opera verrà valorizzata attraverso un libretto che “racconta l’opera audiovisiva ad esso correlata, che non è né la sceneggiatura né uno scritto di intenzioni e di intenti, è piuttosto un modo diverso di guardare il film oltre la sua superficie.

Ed è proprio quest’ultimo punto che rende il progetto così innovativo. Il cinema è “paralizzato” a causa dei film che le grandi distribuzioni ci propongono. Il prodotto finale spesso non lascia una traccia mnestica ed emozionale, è qualcosa di eccessivamente immediato, rapido ed istantaneo. Basta pensare ai colossal d’azione hollywoodiani o ai cine-panettoni italiani.

Le grandi case cinematografiche non riconoscono al cinema l’etichetta di settima arte, ma lo riassumono ad un’accozzaglia di film scadenti, senza forma né contenuto.

Dare risalto non solo a registi indipendenti, nuovi e liberi dalle richieste e dalle logiche restrittive delle case cinematografiche, ma legare al prodotto cinematografico uno scritto che permetta allo spettatore di pensare e ragionare su ciò che ha visto trasforma l’immagine visiva in qualcosa di completo, la riempie di nuove luci e punti di slancio.

 

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