Qualità audio nel Rap

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Qualità audio nel RapSento spesso parlare del mixaggio, del mastering, dell’equalizazione – della qualità audio in generale, come se fosse la priorità assoluta nel fare musica.

Parlando di qualsiasi altro genere posso pure accettarlo, ma nel Rap?

La qualità audio è l’ultima cosa che deve interessare, e questo vale sopratutto per chi ha poca dimestichezza con questo genere musicale, tra cui parecchi rapper con anni di esperienza che in realtà sono impermeabili all’essenza della musica Rap – lo spirito dell’Hiphop non li ha mai scalfiti. Prima di studiare e capire questa musica pensano alla qualità audio e non riescono neanche a fare un Rap di livello decente in linea con quello che ci hanno insegnato i pionieri, in linea con la cultura, in linea con la strada, in linea con i precetti e le radici che ci hanno portato fino a qui.

Il Rap, e la cultura Hiphop, cresce nel Bronx in condizioni economiche e sociale terrificanti, acuite dal fatto di trovarsi a due passi dal centro del mondo di allora (e di adesso): Manhattan. Due mondi opposti che rievocano le città invisibili di Calvino. La creatività di quel periodo non veniva mai intralciata da discorsi di qualità audio, ma contrariamente, ogni cosa fatta con passione e amore spinta e supportata, anche se creata in uno studio improvvisato in un garage di un palazzo abbandonato nella zona di Weeks Ave. Improvvisazione nell’arrangiarsi, arrangiamento dell’improvvisazione.

Si faceva quello che si poteva per creare ed esprimersi: orgogliosamente. E questa idea di purezza, di spontaneità, di immediatezza e di creatività è parte integrante del Rap e più profondamente della filosofia di questa musica – la radice invisibile che cresce nel ventre dell’Hiphop, semper idem.

Perciò: prima di parlare di qualità audio della musica, parliamo della qualità della musica audio.

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