Le mie quattro chiacchiere con l’admin della nota pagina di meme “Società Aperta”. L’intervista è stata pubblicata su Alterthink.it il 29 marzo 2022.

La comunicazione e le sue forme sono in continua evoluzione. A quelle tradizionali, negli ultimi anni, hanno iniziato ad affiancarsi forme non convenzionali per veicolare idee politiche e intenzioni ideologiche. Queste forme, capaci soprattutto di catturare un vasto pubblico tra giovani e giovanissimi, che rimangono invece insensibili ai classici format caratteristici degli anni passati.

Così, in poco più di un ventennio, abbiamo visto l’estinzione dei magazine di opinione e delle cosiddette fanzine, e la larga diffusione dei meme sui social. Questi possono essere semplicemente divertenti, innocui, ma a volte pungenti, irritanti, pregni di significato politico. I meme, da fenomeno di nicchia, si sono trasformati sempre più in una strategia per portare avanti idee politiche e farle arrivare nella mente dei più giovani. Ne abbiamo parlato, nell’intervista che segue, con il fondatore della pagina di meme “Società Aperta”, che preferisce rimanere anonimo. La sua attività è rivolta a voler veicolare le idee del liberalismo attraverso la sottile e pungente ironia dei meme. Si ispira al pensiero di Karl Popper, Friedrich von Hayek e Milton Friedman. Creata nel 2018, da quel momento ha visto un costante aumento del suo seguito fino a raggiungere 21 mila followers su facebook e oltre 7 mila su instagram; per arrivare, lo scorso maggio, a tappezzare Roma di misteriosi manifesti con il volto di Matteo Renzi in stile vaporwave che riportano il claim “trust the plan, bischero!”. E, poco più tardi, a sbarcare con i propri meme anche all’ultima edizione della Leopolda a Firenze.

Partiamo dall’inizio. Com’è cominciato tutto?

Ho iniziato facendo meme sui miei amici. Era circa il 2011 e mi trovavo in una chat di amici appassionati di musica, e ho cominciato a fare meme su di loro. Erano molto divertiti dai miei meme e cosi successivamente ho pensato di farli su degli argomenti più generali, che potessero capire anche gli altri. Ho cominciato a scegliere degli argomenti e a diffonderli sui miei profili social.

Che argomenti trattavi?

Prevalentemente musica, film. Si trattava di meme politicamente neutri, non avevo ancora trattato argomenti relativi alla politica. Successivamente ho creato alcune pagine troll. Erano meme molto rudimentali, grezzi, con il classico font impact sopra e sotto. Col tempo, ho seguito l’evolversi dei meme strutturarsi in diversi layers. Seguivo pagine come Il deboscio, Logo comune e tante altre dell’internet italiano. Solo in seguito mi sono sentito abbastanza maturo da creare una creatura con una mia immagine, sia dal punto di vista intellettuale che da quello dell’umorismo.

E così hai creato Società Aperta?

Società Aperta per me è stato un punto di arrivo identitario, che mischia meme e politica.

La ho creata approssimativamente a fine 2018 inizio 2019. In quel periodo ero molto interessato alla politica, ho fatto anche il giornalista per il giornale universitario della mia facoltà di giurisprudenza, ma non raggiungevo l’impatto che sono riuscito a raggiungere con i meme. Il meme ha un impatto moto più immediato. Il meme è anche una forma molto “elitista”, perché ti dà la possibilità di affrontare una questione con i pochi adepti che lo capiscono, e allo stesso tempo può essere aperto a più interpretazioni.

Come hai scelto gli argomenti oggetto dei tuoi meme?

La pagina è nata in momento di profonda crisi di politica non solo italiana. In quel momento c’era il fenomeno Trump che stava emergendo, e anche il fenomeno Le Pen. Era il momento del sovranismo che si mischiava elementi di politica estera di ispirazione russofila, e questo stava comportando una crisi del modello americano come modello e quindi dell’idea di libertà come principio fondamentale. Questa situazione stava mettendo in discussione tutto il liberalismo degli anni ‘90. Il mio interesse per il liberalismo è nato come una mia intuizione, tendenza mia privata personale, mischiata a un’esigenza tecnica di un’Italia che deve cambiare la propria direzione. In quel momento, tutto quel contesto emergente mi ha fatto pensare che ci fosse bisogno nello scenario memetico politico qualcosa che si basasse su un elemento di discussione in grado di impattare e che rompere quella egemonia sovranista.

E questo elemento sei riuscito a trovarlo?

I primi personaggi di riferimento sono stati George Soros e ancor prima Karl Popper. Inizialmente Società Aperta era una pagina improntata molto più sulla filosofia. Popper, che ho letto durante l’università con molto interesse e che mi ha formato, è stato il filosofo che mi ha ispirato di più. Fin dai tempi delle scuole superiori mi appassionavo alla filosofia. Leggendo mi rendevo conto che la corrente filosofica liberale era molto minoritaria. Sono partito con John Locke, oltre che con Karl Popper. Ho cominciato a leggere Friedrich von Hayek, che è stato di un impatto importante per me. Anche leggere Milton Fiedman per me ha significato molto, le sue risposte erano di una lucidità devastante. Da qui ho iniziato a mischiare la filosofia liberale con le vicende politiche di attualità in Italia. Pensavo a come si potessero interpretare quelle vicende attraverso gli occhi di Popper.

Si trattava però di un livello di approfondimento molto elevato, per questo avevo pochissimi followers.

Da qui sei arrivato a porre l’attenzione sulle multinazionali e i movimenti europeisti?

Ho difeso George Soros perché ho visto in lui l’oggetto delle critiche di Viktor Orbán, di Giorgia Meloni e di tutta quell’area politica sovranista. Era il soggetto ideale da difendere, anche perché allievo di Popper. Soros rappresenta tutto ciò che odiano e puntare sulla sua figura si prestava lo strumento giusto per trollarli. A Soros si ricollega il movimento di +Europa che è stato un insieme di movimenti europeisti e per me è stato un soggetto di interesse nell’esperimento che stavo portando avanti come alternativa al sovranismo. Da quel momento ho creato meme su Emma Bonino e sui personaggi dell’Unione europea come Draghi (ancor prima che diventasse presidente del consiglio), e poi mi sono spostato su una difesa sostanziale delle multinazionali perché avevo notato che la sinistra e la destra si sono amalgamate in un odio contro di esse. Per questo mi sono concentrato nella difesa di Jeff Bezos quando Amazon rappresentava il demonio, e lo rappresenta tutt’ora per una fascia politica sovranista.

Tu invece hai voluto ribaltare l’accezione delle numerose teorie del complotto rivolte alle multinazionali e ai suoi manager, sostenendo che in realtà fossero reali ma sotto un’accezione positiva.

Esattamente. A quel punto ho iniziato a difendere i miliardari, come anche Elon Musk. In realtà più che difendere si trattava di rispondere ironicamente a delle accuse assurde che vengono fatte a questi personaggi da persone illetterate. George Soros è dipinto dai sovranisti come protagonista delle più strampalate teorie complottiste. I sovranisti di destra e di sinistra sono ossessionati dall’idea che ci sia una entità malvagia e demoniaca con l’obiettivo di portare le persone verso i matrimoni gay, verso l’eccesso di capitalismo, verso l’egoismo, in sostanza verso tutte quelle libertà che noi consideriamo un successo dell’Occidente, in questi ultimi anni sono state considerate un sintomo di debolezza. È questa idea che io voglio rovesciare in modo radicale.

E poi, diciamolo, le teorie del complotto su George Soros, come quelle su Matteo Renzi, in realtà danno forza a questi personaggi. L’idea che Soros sia onnipotente lo rende davvero un po’ tale.

A proposito di Matteo Renzi, nel maggio scorso avete tappezzato la Capitale di meme con il volto di Matteo Renzi in estetica vaporwave, con il claim “trust the plan”. Possiamo dire che è stato uno de vostri meme di maggiore successo. Come è nata questa idea e perché proprio Matteo Renzi?

Sulla figura di Renzi sono partito con un’ironia molto superficiale. Inizialmente mi appariva come il classico spaccone di Firenze. Prendevo anche un po’ in giro questo suo atteggiamento di chi vuole sfidare tutti. Dopo la crisi del governo Conte due lo ho scoperto essere fonte di meme ma anche di ideologia molto forte. Mario Draghi al posto di Giuseppe Conte è stato un cambiamento talmente forte nello scenario politico da aver ribaltato la situazione. Da quel momento noi liberali e centristi, ovvero tutta quella fascia di popolazione che non si rivede né nel socialismo di destra né in quello di sinistra, abbiamo rialzato la testa.

In quel periodo non nessuno aveva la più pallida idea di cosa stesse succedendo in Italia, ma Matteo Renzi si comportava come se sapesse già le cose in anticipo. Questa sua sicurezza e calma in una situazione di caos mi ha dato lo spunto di creare trust the plan. Quando Mario Draghi è diventato presidente del consiglio Renzi appariva talmente sicuro da far credere che fosse lui l’artefice di tutto. E poi ci sono state una serie di vittorie dell’Italia impressionanti, sicuramente un caso ma funziona bene memeticamente affermare che c’è un piano. Come la vittoria agli europei e quella dei Maneskin all’Eurovision. Quando abbiamo partecipato alla Leopolda a Firenze portando le magliette con i nostri meme trust the plan, è stato un format che ha catturato molta attenzione perché è un meme che rimane impresso.

Siete stati invitati alla Leopolda o vi siete proposti voi?

Per vie traverse mi hanno fatto sapere che c’era un interesse da parte degli organizzatori ad avermi come ospite, perché, dicevano, la mia pagina ha fatto una campagna interessante parlando di Renzi. Io ho accettato, e mi sono presentato a modo mio, portando delle magliette in esclusiva per l’evento. Le magliette contenevano una frase emersa durante il caso della Fondazione Open. Durante un’intercettazione Matteo Renzi diceva, parlando con i suoi amici, che il suo intervento su Kennedy negli USA era “roba da seghe”. Parlava con amici non aspettandosi ovviamente che le sue parole sarebbero finite sul giornale. Questa frase, assieme ad altre emerse durante l’intercettazione pubblicata, hanno fatto trasparire una parte umana di Renzi, che a mio parere ha totalmente screditato le accuse e i complotti che fanno su di lui. Per questo mi è venuto in mente di farci una maglietta. Renzi in versione Top Gun anni ‘80 con scritto “Air force Renzi” sullo sfondo e la scritta “roba da seghe” con il font del marchio SEGA.

Come deciderai la prossima figura da ergere a difensore del mondo liberale?

E’ un po’ l’istinto che mi fa decidere quale sarà il politico di cui si parlerà nei prossimi mesi. Matteo Renzi pare non abbia ancora esaurito la propria spinta propulsiva, non siamo ancora arrivati alla fine del suo percorso. Vedo però un potenziale Carlo Calenda, anche se non è propriamente liberale, lo definirei più un centrista o un riformista. Io credo che il liberalismo non sia solo una tendenza, o solo un’ideologia, ma in questo momento per l’Italia è una necessità.

 

Daria Lapenta

LaMeteora.info

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